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Il torrido caldo di quel pomeriggio d'agosto invitava tutti nell'angolo più fresco del club: al primo piano.Affacciata al balcone osservavo dall'alto l'impero nato dal nulla.«Tutto merito del nostro lavoro!» Mi dicevo soddisfatta tra me. Avevano creduto entrambi in quel che al primo momento sembrava la pazzia più folle.Eppure su questo nostro progetto avevamo impiegato tutte le nostre energie, il nostro tempo, le nostre forze e lavorato tanto, ma tanto.Erano trascorsi 15 anni da quella sera quando nacque l'idea. Giuseppe, che ormai frequentavo assiduamente mi stava accompagnando a casa.La realizzazione del Circolo era solo un problema "organizzativo". Trovare l'area e fare in modo di acquistarla a rate... tutto qui! Infatti m'ero lasciata alle spalle una tonnellata di cambiali che con tanta parsimonia riuscivamo ad onorare le scadenze dei mutui mensili. Adesso era tutto lì, ed era tutto nostro. Era così come lo avevamo sempre sognato e desiderato... cosa avremmo voluto e potuto desiderare di più?Dall'alto guardavamo i nostri figli Lele e Carla giocare con la terra rossa.La terra ormai faceva parte del nostro quotidiano, era una seconda pelle che ci si cuciva addosso. Era parte integrante della nostra esistenza.Loro due si preparavano all'idea che un altro fratellino presto avrebbe giocato con loro: "quand'è che arriva!"Infatti non lo sapeva neanche il ginecologo.Un arrivo venne calcolato a tentoni: succede di tanto in tanto che allattando per due anni di seguito ci si ritrova al quarto mese di gravidanza!
al prossimo aggiornamento |
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