dormiresola.jpg (65947 byte)Un tempo niente era importante quando al tuo fianco c’era il bisogno d’accettare la paura che a volte trasformava in ossessione il terrore che provavo all’idea di perderti: oggi mi limito ad affilare il bisturi che ho nelle mani per tagliare il cuore.

 

(Sono così infelice!)

Il cuore d’una donna dovrebbe essere di cipolla.

 

Narciso! Mio Narciso raggiante, eravamo anemoni, viole e lillà, adesso il mio cuore dorme come un dio abbattuto e stanco sogna l’ultimo onore della festa.

Adesso il mio cuore riposa sull’orlo della memoria sgualdrina e come un anemico ha il sangue opaco ed è senza artigli nelle dita.

Guardami! Noi siamo ciò che resta del sogno affrancato: il gelo e nient’altro!

È stato bello abbracciare una nuvola e sentirne la piena freschezza, ma è anche vero che solo vivendo sull’orlo dell’abisso ho intravisto la vita prima d’accettare che il sangue folle della dannazione mi facesse bere il suo veleno poiché noi, nuvola senza dimora, noi siamo soltanto numeri nei granelli di clessidra.

Numeri nel chiaroscuro della tavola di Pitagora.

Numeri d’aggiungere al flagello dei cuori spezzati. Numeri sulla pelle gibbosa dell’età che sa intarsiare veloce le rughe. Quale bisogno c’è della nostra gioventù se dura così poco?

Cos’è la bellezza se non un feticcio deforme per gli dei che giocando ci mettono fuori strada.

Cos’è la bellezza se non una famelica massa nello scibile umano? Solo l’innocenza sa possedere la felicità.

 

(Non sciupare i brevi momenti che la vita concede!)

Sono solo parole. Parole.

Le troppe parole uccidono e dominare gli impulsi fa male.

Fa male quando la briglia diventa troppo stretta e, come il seno d’una madre, la grande gratitudine della vita è l’illusione, ma verrà il giorno in cui il mio cuore si nutrirà di giornali e sottaceti e, nel frattempo, avrò sempre cura del tuo ricordo che ha reso visibile e rovente il tono (arrugginito e senz’anima) dei sovrani che covo nel petto. Dubbio e realtà: sono loro – mia rosa purpurea – che pongono i limiti nella disputa della mia vita e circondano di stima dilettevole il mio cuore saggio. cupid.jpg (32994 byte)

Tu sei stato un sogno e i sogni sono solo milizie che reclamano i loro ordini; applicano le loro leggi e adesso tu sei lontano dai trecento tramonti che hanno nuotato in fretta. Hanno nuotato, e in questo penso ci sia una ragione.

Una ragione prevale sempre su tutto! E… Adesso?

Questo non è urgente. Non posso lamentarmi.

Ho da fare. (Dettagli indifferenti).

Non è l’allodola – mio Romeo – che canta commossa, è il silenzio che presto si dissolverà per fare posto a una donna che da sola si spoglia nella stanchezza e dorme – mia Rosa Tersicorea – nella difesa d’un pugno stretto dove l’artiglio spunta solo per ferire.

So che tutto questo non ha senso, ma il delitto è un sogno splendente sull’ombra del sudore quando prova a cerchiare la fronte.

La giovinezza è un tempio i cui pilastri, doni arbitrari, si fondono sulla luce che si apprezza solo quando si spegne. E in questa sciagura inesplosa tu – Distratto Navigante – corònati con gli allori più verdi, con le spade più taglienti, con le dottrine da fiera, poiché tutto ciò è un esilio clamoroso.

E noi?

Noi non abbiamo altro che la nostra età in affitto e un posto tra gli altri.

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FINE