La Rinascente, l'UPIM e la
Standa erano le tre grande mete non solo di ritrovo per il sabato pomeriggio, ma il posto
di lavoro più ambito in città. Essere assunta in una delle tre aziende era il massimo
delle aspirazione per la gioventù degli anni 70.
Anch'io mossi i primi passi nel mondo del lavoro.
Iniziai a fare la commessa in un negozio di scarpe... finii
per fare la vetrinista, ma non era questo che volevo fare "da grande". I miei
lavori duravano poco e quello più drammatico fu in un'Agenzia di Assicurazioni:
licenziata in tronco perché avevo una spilla di latta rotonda sul petto. Allora erano
molto in voga questo genere di suppellettili. Licenziata perché la traduzione italiana
era "uno per volta".
La questione era che la nuova generazione non era affatto
tollerata dai benpensanti della città. Il distacco generazionale era molto forte non
venivano minimamente considerati gl'ideali dei giovani nonostante il mondo intero dei
giovani s'era ribellato e quindi la contraddizioni e la volontà degli adulti era l'unico
svago che si permettevano.
Quel licenziamento determinò tutto il mio futuro: mai più
avrei affrontato un simile affronto. Decisi che quella era la prima e l'ultima volta che
avrei subito una tale umiliazione e che mai più in vita mia mi sarei mai dovuta trovare
nelle condizione di "essere scelta". Sarebbe toccato, d'ora in poi, a me
decidere ciò che volevo o non volevo fare. Quello che volevo o no, e che mai più avrei
dovuto dipendere dalla volontà degli altri.
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Gioventù
prato distesa
e volo d'aquila
nel battito di vento
e nell'ala di primavera.
Candido bocciolo
vestito d'estate
ti culli al vento
ed è subito festa.
Pieno di bizze
e stravaganze
tutto t'è permesso
se non apri
troppo in fretta
la porta dell'autunno
carico di fardelli
che segna presto
il passo all'inverno
dei ricordi trascorsi
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Durò molto poco il tempo della
"ribellione". Il tempo per comprendere che quello stato di malessere era tipico
dell'età che stavo attraversando e, fortunatamente avendo ereditato da mio padre la
vocazione e lamore per larte; da mia madre la capacità del sapersi fare
carico dei problemi del prossimo e da mia nonna materna lamore per gli animali.
Adesso ero nell'età giusta per mettere in atto ciò che volevo fare.
La prima passione fu la foto... non durò molto. Le mie
idee erano troppo innovative per il tipo di apparecchiature che erano alla portata del mio
portafoglio. Così dopo tanti tentativi mal riusciti passai alla pittura. Ma dovetti fare
i conti con mia madre. Una sirena d'autoambulanza spiegata era rauca a confronto quando mi
vedeva prendere in mano i pennelli... Feci alcuni quadri e non contenta di quest'altri
risultati abbandonai subito.
In ogni caso credo che smisi di
"creare" singolarmente perché mi annoiava il fatto che non coinvolgessi altri
in ciò che materialmente facevo. Ed ecco che mi "tuffai" a cuor pieno
nellavventura che si chiama vita. Il primo impegno che presi seriamente a cuore fu
con la neonata "Lega Antivivisezione". Quante battaglie per salvare i randagi
dal canile, dalla crudeltà degli uomini che in nome della scienza torturano.
"Mi dispiace signor Direttore.. sono felice che lei
abbia valutato la mia domanda di assunzione ma ho già un'altra occupazione che non mi va
di lasciare... magari sarà per un'altra volta..." Così risposi qualche mese dopo al
Direttore del personale della Standa che voleva assumermi. Andai via dal suo ufficio
sapendo già che non ci sarebbe stata un'altra occasione d'incontro.
Non mi lasciai tentare dal succoso
stipendio, m'accontentai invece di una misera sommetta che a stento serviva a pagarmi un
caffè al mattino al bar.
Il mio primo vero lavoro iniziò in uno studio legale.
L'avocato in questione era uno dei più mediocri e meschini rappresentanti della Classe
Forense. Non nutrii mai stima nei suoi confronti però apprezzai molto quella sua
capacità di mettere a frutto le mie risorse e soprattutto perché fu l'unico ad
insegnarmi a cosa servisse l'uso della punteggiatura... era l'unica cosa che sapeva fare,
per il resto... lasciamo perdere.
Dopo due giorni che frequentavo il suo studio mi mandò in
Corte di Appello, con disposizioni ben precise: dovetti trovare qualcuno che lo
sostituisse in un un processo. Diventai talmente brava che alla fine in tribunale
conoscevano più me che lui.
Il tribunale fu la prima grande e inimitabile delle
palestre di vita che che abbia mai frequentato. Qui non solo imparai a memoria tutti i
termini procedurali, i congegni e le scappatoie, l'arte del saper ben mentire, l'arte
dell'imporsi senza compromessi e l'abilità di ottenere tutto ciò che si desiderava
ottenere.
Attivai con molta grazia quell'abilità di mettere insieme
le parole giuste per saper domandare senza chiedere e difficilmente mi capitava di
ottenere un "no" a meno che era proprio impossibile ciò che chiedevo.
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