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I MOMENTI CHE SEGNANO TUTTA UNA VITA

 

Corona di stelle
la proclama regina
Truccata d'argento
dentro l'abito nero
sparge nel cielo
i coriandoli di luce


È sera!
Zitti

Zitti
adesso canta
la nota più dolce
canta la malinconia


Zitti!
Canta la luna

 

Una giornata di estenuante pigiare sulla tastiera dell'olivetti aveva contribuito a rafforzare un velo di amarezza. Lo sciopero dei cancellieri aveva fatto sospendere le udienze in tribunale e in quella bellissima giornata di novembre, fui costretta a rimanere chiusa in ufficio.

Il "non poter uscire" aveva mandato a gambe in aria. Stavo per recarmi in ufficio e camminando a piedi per strada mi godetti quel bellissimo pomeriggio che stava per concludersi con il tramonto.

Il cielo raccoglieva gli ultimi raggi che avrebbero coronato quella giornata. Una punta ancor più di porpora spuntò tra due nuvole sparse, era come se la mano del divino volesse divertirsi a dipingere sull'immensa tela del cielo tutta la sua grandezza e la la sua bontà irripetibile.

Tirai la levetta della mia 500, l'ultima arrivata dopo aver salvato in tempo la quarta motocicletta dalla distruzione. Nel tentativo di mettersi in moto sobbalzava imitando attacchi irrefrenabili di singhiozzo. Come al solito ero rimasta senza benzina...

Fu per strada che la dolcezza di quell'attimo mi s'inchiodò negli occhi di un uomo che all'improvviso m'apparve di fronte. Erano trascorsi tre mesi dall'ultima volta che l'avevo visto e, a dir il vero, avevo cancellato dalla mia memoria la sua esistenza.

C'era in quel momento qualcosa nell'aria che magicamente percepivo. Qualcosa che andava contro la volontà di dare retta a quell'uomo e nonostante l'agitazione che avessi dentro, un senso di immensa pace travolse qualunque decisione.

Era già trascorsa una settimana e levitavo sui tacchi che a stento poggiavano a terra. Non immaginavo potesse esistere una così dolcezza e volevo dividere, in quel momento, la mia gioia con tutti.

Avevo con me tutto l'ardore dei vent'anni che come una leva mi sollevava vicino al sole. Giuseppe improvvisamente si rese conto che era arrivato il momento di finirla con le sue frivolezze. Era arrivato il momento di dover smettere di pensare alle frivolezze che la vita mondana offrivano, La realtà che i ricchi sfoggiavano a dispetto di qualunque valore umano erano ben poca cosa rispetto a quattro straccetti che indossavo l'ultima delle sue amiche non le avrebbe regalato neanche alla cameriera.

Eppure ai suoi occhi esprimevo più "classe" io di tutte quante le altre messe assieme.

Il mio aspetto fiero, nobile e dignitoso nella mia modesta povertà, esprimeva un linguaggio che nessun'altra avrebbe mai usato.

 

SILENZI


E la testa
abbandonata
mentre il fumo
sale lento
dalla sigaretta
tra le dita
Appena illuminata
dal sole
in controluce
sul viso la barba
appena spuntata
Ti nutri
di silenzi
spogliati
di parole

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© copyright Akkuaria 2002