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Come l’andare dell’acqua,

lungo il tragitto crea i suoi suoni,

così diventai fiume morente

tra le sue braccia.

Diventai stella

per sposare

la scintilla danzante della sua luce.

 

 

Nel contenitore della mia esistenza, tra la fauna umana e tra la prodiga e sublime ignoranza, sbriciolai ogni singolo strato protettivo della mia pelle, affinché lo spirito colpisse nel segno.

Se gli eventi della quotidianità sanno spogliare i sogni, sono i sogni stessi che spiccano il volo verso cieli più distanti dove le paure, le debolezze e le ambizioni si proiettano verso dimensioni nuove.

E sono gli stessi sogni che s’incamminano nella vita con la realtà della illusione e, con la stessa illusione, una forza interiore comincia a testimoniare l’esistenza di una vitalità che nasce da una ricchezza che non sapevo possedere.

haisma.jpg (20371 byte)Con la malefica mistura d’uno sconosciuto danzatore, le mie ceneri presero il volo con una nuova fenice.

E fu un volo liberatorio, come la curva perfetta della punta dei suoi piedi, e fu una traiettoria che percorse un mondo parallelo prima che un presagio errante pronosticasse il baleno, congiunto nella mente creatrice del dio che perpetua, con il suo ininterrotto spettacolo, tutti i segreti della vita e della morte.

Frusciante, lui inghiottiva perle di luce per nasconderle nel fascio di carne compressa e lucente più d’un cavallo in corsa e coi muscoli, modellati dallo sforzo, tagliava l’aria.

Accattivante lui fluttuava tra le buie fessure dei colori mentre, delicati e blasfemi, i suoi due piccoli solchi sull’addome erano forti e leggeri come un cataclisma che ricalca e stravolge il ritmo delle stagioni.

Quieto s’annidava convulso e palpitava come un orgasmo il profilo inarcato del suo pube.

 

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Prominente.

Officiante.

Denudato sotto il nylon che vestendolo lo spogliava.

Lo evidenziava come un bacio proteso su una bocca che aspetta:

Così bello.

Così nudo.

Così felino nell’affronto delicato d’una foglia mossa.

 

Un’acchiappafarfalle

è l’illusione o la speranza

che punta il dito attraverso la vita e

a pezzettini morde la mela

con il verme in bocca.

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Lui: demonio che tentava d’allettarmi con traviate speranze.

Lui: mostro racchiuso tra forme delicate e femminee.

Lui: un eroe che dalla scena fecondava i miei sogni e li alimentava con gesti machiavellicamente contratti da ogni suo muscolo, intagliato sul corpo.

Troppo rossa era la fiamma appesa sul filo dei miei sensi e, nell’incendio sibilante dei pori, a furia di guardarlo diventai un petalo accartocciato al crepuscolo.

 

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