![]() Quello che luomo dura a sopportare una cosa fra tutte è la più amara: essere privi di quanto sè avuto; la corona dal capo aver perduto; e, noi stessi veduto il decesso, la nostra salma portarcela appresso. Franz Grillparzer |
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In silenzio voglio assaporare questo volo come il sole nella notte o come il pane che un affamato spezza. Cosè questo freddo che sabbatte sulle ossa? In silenzio voglio dimenticare ciò che ho negato: la mia scommessa, pagata col prezzo di svegliarmi da solo nel letto. Guardo lorologio sul polso. Appena
unora. Il segnale rosso è acceso. Cintura allacciata. Fuori la luce brilla sempre
meno. Tutto comincia ad apparire lontano. Sono stordito. Troppe cose successe in fretta. Lo sguardo fisso è rivolto sulla punta delle scarpe. Un senso di distacco con la realtà mavvolge come una ragnatela nellangolo della mia esistenza. Il rombo sempre più potente del motore. Via, dico felice tra me e magari non tornare mai più. Vorrei sparire, disintegrarmi con le particelle daria, scomparire. Chiudo gli occhi. Ho voglia di dormire. Riprendere quel sonno che per tante notti non è venuto. Ho sempre davanti agli occhi quel suo sorriso smagliante. Era entrata nella mia vita come una leggenda. Lei è un ricordo che mai si è confuso tra la folla. Sento ancora, a distanza di tempo, il fascino delle ore passate con lei e quel suo modo di farmi sentire a mio agio, quellattrarmi a lei come una calamita. Mi rannicchio nellangolo accanto alloblò. Mi guardo attorno. Non trovo niente da vedere oltre le teste anonime che formano la folla dei viaggiatori. Ho le mani strette nelle tasche della giacca e i polpastrelli sembrano piccole lame che lacerano le mani. Sento tutto il corpo contratto nella sua rigidità. Laereo mi riporta in quella città che è stata la mia casa. |
Ho sempre lei nel cuore. La mia mente è nei suoi occhi e il cervello nella sua anima. Sono equidistante tra quel luogo abbandonato troppo in fretta e il posto dove sono stato nascosto. Ho gli occhi distesi, oltre. Gli occhi smarriti, oltre. Oltre laereo che vola verso il crepuscolo. Ho voglia di correre, più avanti, più veloce. Voglia di tornare indietro. Voglia di sparire. Voglia duscire dalla pelle e rivoltarmi come un guanto. E invece via, via, via. Andare. Annullare. Disperdermi nel nulla come se fossi polvere. Leggo con le pupille sbarrate. Giro le pagine, una dietro laltra, senza guardarle. "Nondirminiente" è il mio nome. Come mi sento solo in questo giorno che si conclude col suo mantello dinchiostro, con le sue bugie, con le sue tentazioni. Sarò capace di guardarla ancora negli occhi? (Se lo vuoi). Come fai a essere sempre in mezzo ai piedi vattene per favore, ho bisogno di riflettere. (Sono la tua coscienza. Non puoi cacciarmi quando diventi bravo a prendere in giro te stesso a me non la fai!) |
Comera atteso quel massacro: ho vinto o perso? Non immaginavo che potesse essere così dolce. Seduti parlavamo. Quasi con indolenza conversavo con disinvoltura con una donna che aveva il doppio dei miei anni. Non è buffo! disse lei. Cosa? risposi. Molte cose sono buffe Farò del mio meglio per dimenticarti, adesso sono felice e questo non succede spesso. |
Ero un uomo
bambino e lei una donna-madre-amica-sorella. Lei, specchio di me stesso. Io, riflesso
medesimo. Stavo accanto a lei, seduto sulla poltrona. La sua presenza era una marea che colmava il senso di solitudine e con elegante geometria tracciava le coordinate della rotta da seguire. Non ero mai stato così tanto nudo davanti a qualcuno. Lei parlava e io pendevo come una goccia dacqua dalla curva delle sue labbra. Una forza incalzante minvase e cominciai a chiedermi, attraverso le palpebre che chiudevano gli occhi, quale speranza avesse potuto sperare. Unintera distanza mi separava dal suo corpo. In lei cera un sorriso, in me un sogno. |
| (Le rose non colte
perdono il profumo).
Fu il suo sorriso indulgente a permettere al silenzio delle mie dita daffondare sulla sua pelle come radice dun albero. Senza perdere tempo affondai la bocca e la lingua salpò come nave sullonda. Lei soffriva come schiuma al vento e, per un tempo che parve interminabile, rivaleggiò dentro me un senso che non avevo mai conosciuto. Era dunque questa la vita? Stretti disperatamente luno allaltra: un abbraccio unificante. Quellistante parve durare a lungo. La stringevo tra le braccia e la ritrovavo nel mio respiro. Mi rendeva inquieto e non sapevo cosa fosse. Continuavo a stringerla bevendo dalla sua bocca il respiro che si dilatava nei polmoni. Le mani di velluto maccarezzarono quella sera carica di buoni odori e, piena di musica, laria spargeva la primavera. |
Niente più vie duscita per la notte che cercava di rendere cupi i pensieri. Niente più pensieri, né progetti per lavvenire. Guardandola mi rispecchiavo e sottile mi riflettevo nei suoi occhi, annegandovi. Dopo la riluttanza dun momento, la voce sussurrata ripeté: "Voglio dormire con te". Volevo spiegarle. Dirle. Dirle che a letto con una donna...la prima volta! La strinsi forte finché non mi calmai. La mano mi si posò sul suo ginocchio per risalire, con un dolce tormento, il contorno della sua gamba. Un piccolo gemito di gioia uscì finalmente da quella bocca. Labbracciai forte, la baciai e lasciai scivolare una mano lungo il suo corpo per sentirne le forme. Trovai i seni turgidi e sodi. Alzai la gonna e rimasi senza fiato. Un ultimo raggio di luna illuminava quelle sue gambe che odoravano derba appena tagliata. Non aveva addosso biancheria intima. Un ciuffo sottile pulsava come una nuvola impazzita. "Cè tempo disse lei, cè ancora tempo. Abbiamo tutta la notte a disposizione". Con delicatezza frugò il mio corpo come se
sapesse già in quali posti erano racchiusi tutti i sensi, attorno allaurea dei
capezzoli, piano sui radi peli del petto, lungo il collo. Le sue dita, insinuate attraverso la camicia, afferrarono entrambi i capezzoli, diventati piccoli e turgidi e, stringendoli in una dolce morsa, trasmisero sul ventre una strana sensazione. Londa del desiderio mi percorreva in lungo e in largo come un gioco di drittorovescio. Il desiderio bruciava sulla pelle: più duna rossa fiamma divampante. La gonna volò in aria e afferrando i suoi fianchi la conquistai al battito del mio cuore che così accelerato sentivo ovunque. Mi piaceva guardare la sua testa abbandonata sul cuscino e chiudevo gli occhi per assorbire la sua essenza, lo spirito. Lombra dentro me vagava come una luce e le nostre ombre si scioglievano tra le mani come calda cera. Lei, così generosa nel concedersi tra le mie braccia, nel mio petto, mi faceva sembrare un re che comandava il suo popolo, in effetti ero schiavo della sua volontà. Volevo sottometterla al mio desiderio ma, la morbidezza del suo corpo mi piegava come un duttile metallo. Un forte senso di potenza esplose dalle viscere per diventare vincente. Fu benessere nelle membra squarciate, lacerate. Fu bellezza. Pace. Tranquillità. Felicità. Fu sentirmi fuori da me stesso e agire come non mai avevo fatto. Come avrei sempre voluto agire! Lorgasmo che avevo provato era stato così forte che avevo temuto dimpazzire. Non avevo ancora conosciuto un piacere così. Se quello che avevo provato prima era piacere senza dubbio questa era felicità. |