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Ed io, minuscolo, confuso dal grande vuoto

disseminato, a somiglianza, a immagine

del mistero, mi sentii limpida parte dell’abisso,

volteggiai con le stelle,

il mio cuore si scatenò nel vento.

Pablo Neruda

 

 

19a.jpg (38649 byte)Manca davvero poco.

Questa volta ho per davvero il bisogno d’averla accanto.

Come sempre, con i suoi occhi pronti a guardarmi in venerazione, nel segno d’un sorriso calmo nella penombra.

Un piacevole mormorio già si sente nell’aria.

La platea è così vicina che quasi percepisco il respiro d’ognuno pronto a spegnersi nel petto.

L’unica cosa che non sopporto in questi momenti sono gli altri attorno a me. Loro parlano senza dire nulla.

Emettono semplici suoni che, senza alcun senso, si dispongono sulle loro labbra, prima di sciogliersi e perdere volume. Forse è la tensione!Agisce sul corpo per farmi sembrare una candela dentro la calzamaglia bianca.

La testa mi si muove direzionandosi verso qualcosa che non riesce a trovare. Il palcoscenico si anima.

  Ora tutti zitti. Pochi minuti al via. deb.jpg (50621 byte) Raggomitolato scatto come una molla.

Tocca a me: il segno della croce tra le quinte. Adesso non importa più nulla. Stringo forte le dita dentro il palmo della mano e già con lo sguardo segno la linea d’azione. Il confine degli spettatori, al di là della ribalta, incrocia il mio. Maschero bene la mia indifferenza.

Li guardo distratto: prima una fila, poi l’altra. Non è forse il pubblico che senza fretta, sulle comode poltrone e con la pazienza d’un cacciatore appostato, punta gli occhi? Vorrei chiedere loro se conoscono il prezzo d’un applauso.

Un applauso: la sola ricompensa che appaga la nostra amara passione.

Una passione che sa pungere più d’un morso sopra la ferita. Meglio per voi che restate immobili poiché l’unica cosa che importa è che il vostro sorriso si rifletta tra i panni nerastri di queste vecchie scene, tra gli odori di questa polvere secca che s’alza tutte le volte che tocchiamo le tavole del palcoscenico. Scuoto la testa all’indietro e più veloce d’un lampo l’istinto animale fluisce simultaneamente da tutti i sensi. A ogni istante divento un altro che ricalca l’antica impronta riscritta tra i cambi di scena al buio.

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