Volteggio e non so più da quando la mia pelle è ricoperta di sudore.
Mi sento aizzato, un invisibile bastone continua a picchiarmi da ogni parte come una cantilena senza fine.
Come la mimica danza dun uccello fedele al suo cielo, alimento così la mia sola gioia desistere e in un istante solo, puro e libero, al di là del vero rullare del vento, resisto alla tempesta.
Sono unonda che sinventa il mare. Unoasi nel deserto. Un cavallo che non prova la paura di fendere laria. Una nave che nel buio guarda i lampi illuminare i porti.
Con i polsi ben allungati allaltezza delle spalle, formo una superficie compatta che mavvolge; oscillo al ritmo dun pendolo sulla punta dei piedi, rischio di cadere, di perdere lequilibrio.
Lunico modo per non confondermi è non sentire il peso quando si sposta, prima su una gamba poi sullaltra.
La danza è una malattia che come uno scalpello cesella le spore della memoria. Riesco persino a dimenticare che le caviglie e i polsi pulsano come fiumi in piena. |
Fanno male, tanto male. Allimprovviso un crac: una caduta mi ha fatto atterrare come un uccello in volo a cui si sono spezzate le ali. Sono arrivato a terra con violenza. Ho il naso che spruzza sangue. Frange luminescenti appaiono e scompaiono tra le perle di sudore che colano sugli occhi. Le tonalità cromatiche si combinano tra loro e le screziature di rosso ricamano nel cervello un nebbiore sempre più denso. Appare e scompare la linea di sangue che travalica il confine del naso. È il forte dolore a svegliarmi dallistante di torpore. Il cuore riprende a martellare. La schiena sempre più febbricitante. Nelle orecchie cè lassenza totale. Forse il pubblico è ammutolito? Sento un fruscìo. Provo a tendere i timpani: nulla. ("...Non sei un interprete secondario della tua vita: essa è in te perché io sono con te..."). È una sagoma stretta, vestita dimmaginazione. Le sue pupille penetrano nel punto più profondo dellintimo. Mi guardano attraverso una tristezza che incute timore. Il suo volto è davanti. Mi rialzo. Zoppico per una frazione di mille istanti. Mancano le forze. La mente oltrepassa ogni pensiero e dalla nebbia, che dapprima non maveva fatto vedere più nulla, salza una vocina: grida, prima di urlare sempre più violenta.
("...Vuoi abbatterti sulla tua rabbia proprio adesso? Dovè quella voglia che ti fa stringere i pugni?...Hai dimenticato le lacrime ingoiate a forza? Non puoi tradire così tutti i tuoi sforzi..."). |
("In realtà sei un semplice peccatore che delega gli errori al caso..."). A volte, per lambigua valenza della specie umana, è facile intorpidirsi con le fantasie intessute dalle verità astratte.
("...Stai semplicemente complicandoti la vita..."). Erano le sue parole.
("Nessuno è più sordo di chi non vuole sentire..."). Sono ancora le sue parole che risalgono la china del dimenticatoio e affiorano alla testa. Le sue parole iniziano a guizzare e aderire, al tempo stesso, alle pareti del cervello. Le sue parole vigili ad ogni mia azione.
("Ciò che da dentro condiziona la vita prima o poi si manifesta allesterno. È sempre la paura a condizionare la tua esistenza."). Tutto a un tratto so che devo concentrarmi. Lei è sempre stata accanto a me. Lo so: adesso sono convinto.
("...Lunica certezza della vita è quel respiro profondo che hai dentro il petto...."). È vero! Lunica cosa che conta è il respiro dentro il petto. Sì lungo, profondo. Respiro fino a perdermi. Mi decido. Mi dissolvo. Riprendo coscienza. Velocemente la soluzione appare, semplice e riflessa in un solo istante di lucidità: debbo ristabilire la sintonia del mio corpo ma, prima di tutto, abbattere la stanchezza che lotta per vincermi.
("...Osa Detèrminati nel solo rischio dellaudacia Osa Detèrminati in un solo risultato. Non fermarti e, qualunque cosa accada, non consegnarti mai nelle mani della paura....").
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