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..Tersicore, come un triste pagliaccio, ritorna davanti al suo specchio: scolora il rosa dalle guance, cancella le sue lacrime finte e con il petto si strazia di… lacrime vere.

Scivolo, senza fare rumore, tra le strade come fossi l’errante falce della luna, che in queste ultime ore, misteriosa ha colmato il cielo. Mai come questa notte la solitudine è stata così desolata che potrei stringere amicizia anche con un cane.

Sono tornato a casa dopo i convenevoli del successo: una pizza con gli altri.

Adesso, con indosso il pigiama, aspetto che il sonno mi si posi sugli occhi. Sembro tranquillo ma, da dentro, una strana luce brilla dagli occhi, quasi diabolica.

Mi domando perché torna sempre prepotente il bisogno d’appartenere a qualcuno quando ripenso alle notti che mi sono girato e rigirato nel letto senza prendere sonno.

Come edera mi nutrivo al sole della sua bocca e con le palpebre socchiuse, sull’intonazione del suo respiro, più leggero d’una nuvola, guadagnavo il cielo e sbirciavo curioso le colline dei seni: due semisfere perfette.

La fiamma della mia torcia, tra mille bagliori, s’accendeva in un baleno e in un battito si spegneva. Poi il nulla.

Perché mi manca il coraggio di guardare in faccia la vita: la mia vita che rassegnata non accetta più attacchi.

Nel letto il cuscino afflosciato mi separa dal muro. Le pupille smarrite vagano nella stanza: sono in cerca di qualcosa. Vanno nella stessa direzione: lo spiraglio della porta aperta.

 

E pensare che l’erba bagnata ha il suo profumo. Anche il piccolo bagliore d’una scheggia è luminoso. Anche una mollica è pane. Anche le mie braccia strette di notte sul cuscino sono stanche.

Sempre davanti agli occhi la sensazione confusa d’un incubo: sono uccello che rincorre il tramonto davanti al sole.

Quante notti un nome sulle labbra?

Rabbrividisco.

Com’è logica e lucida la spiegazione d’un sognatore!

 

("La vaga tristezza è un braccio disteso tra i mucchi di bottiglie vuote negli angoli della casa").lei.jpg (28818 byte)

Stanotte non riesco a dormire, ho una smania che bolle dentro. A un tratto mi sento ancora più inquieto, più impotente. Tutto da sistemare, tutto da rivedere, mi lascio andare e, a pezzi, le emozioni diventano amorfe, dimenticate. Il ritmo irregolare del respiro, in un certo senso, mi dà l’impressione di galleggiare fuori dall’atmosfera.

 

("Tra le rovine della tua stessa Troia, eri geloso, eri possessivo nei miei confronti anche se non lo mostravi").

Un fuoco divoratore è il silenzio che m’avvolge e, immobile, mi sento come un sasso senza vita che tra la sabbia brucia l’esistenza. Ero forse geloso?

Geloso… Non solo degli altri, ma di qualsiasi cosa attirasse la sua attenzione, anche d’un giornale.

(Lei, abbandonata tra le braccia d’un altro).

Questo pensiero improvvisamente diventa immagine.

 

...e che quel giorno nessuna luce brilli.

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