Sul calcolo…

le ore si sommano

SPARIRE…

come se nulla fosse.

TORNARE…

come se nulla fosse.

GUARDARMI…

come se nulla fosse.

Parlarmi…

come se le parole fossero prive di suono.

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Se il silenzio trafigge pių del suono, la nostra voce non aveva pių parole e in un attimo mi ritrovai soffocata dal suo stesso respiro.

 

 

 

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Tentava di forzare quell’irremovibile sigillo di misera voragine: quattro i miei lustri che affamati cercavano di divorare la differenza nella somma algebrica degli anni.

Anni che sanno creare le disarmonie nei malinconici disegni.

Anni acerbi, i suoi, contro i miei: nemici appesi alle tempie coi loro bianchi grigiori.  

 

     

 

 

— Tremi tutta.

— Sė, lo so!

— Stai bene?

— Sė… Certo, sė!  

Avrei cancellato i segni d’una bugia riferita per nascondere il "sė"?

Quante volte ho ripetuto: "Sė, sto bene… bene!"

Esiste veleno pių amaro della solitudine quando colora di nero i pensieri e li seppellisce nel cuore?  

 

Il vento č troppo forte quando ci si sente sperduti.

 

Č sulla distesa dell’acqua, immensa, infinita, che i venti sfogano il loro tormento, ma a quale ramo sono stata aggrappata? Nell’albero in cui ho nascosto la faccia. Basta un’unghiata per lasciare la ferita e, inchiodata come un Cristo al tempo della croce, stavo di nuovo crollando come un rudere, una volta maestoso.  

 

Il vento conosce

la pazienza delle foglie e le minaccia.

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