Balbetta la metafora di Cassandra se noi, figli senza nome, coraggiosi e spesso naufraghi nei fiumi di lacrime e abbattuti nelle tempeste dei sentimenti, più d’una formica sopportiamo la fatica e più delle cicale cantiamo. dieci.jpg (22381 byte)

 

— Ho bisogno di te per vivere — disse.

(Per svegliarmi al mattino con la stessa disperazione).

— Mi sono salvata dimenticandoti — risposi.

(Sì, per sentirti un’estranea).

 

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Non tentare di farmi sorridere.

Non dirmi nulla sono già nella tela del ragno e tu strisci senza far rumore.

 

 

 

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Giuda si chiama l’attesa che impartisce

la punteggiatura sulle righe ammutolite

e le pieghe gloriose dei pugni

stretti attorno alle dita.

 

 

 

 

 

 

 

Quella sera, nel dilemma delle nostre bocche esiliate dal suono, volevo un coccio di bottiglia: l’avrei diviso in parti uguali sui miei polsi.

Abbassò il viso: da vicino era così pallido. Sembrava una faccia cotta nella neve. Intorno alle labbra, come un fenicottero rosa, spiccava il suo sorriso…

Attirata dagli effimeri specchi, m’immersi con rigore nella quotidianità… mi guardai allo specchio, senza un filo di trucco, così rincoglionita! È il collo dell’imbuto che riduce la nostra realtà prima di trasformarla in linguaggio incomprensibile e chiunque l’affronti prima o poi penetra nelle sue fessure. candela.gif (9957 byte)

 

Può un animale ferito aspettare di guarire?

 

Una piaga pietosa a furia di saziarla può accettare il dolore ma, accoccolata sul suo ventre caldo, avrei voluto affondare il naso sul petto e racchiudermi fisicamente dentro di lui.

 

Aggràppati con le unghie… non cedere!

Afferralo. (Afferrami).

Fermalo. (Fermami).

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Afferrarlo, magari un poco per volta, per fermare questo vento che scuote i singhiozzi e questo respiro talmente freddo che congela il petto.

 

Basta, se no impazzisco.

 

Aggràppati con le unghie… non cedere!

Afferralo. (Afferrami).

Fermalo. (Fermami).

 

Afferrarlo, magari un poco per volta, per fermare questo vento che scuote i singhiozzi e questo respiro talmente freddo che congela il petto.

 

Basta, se no impazzisco.

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