| Balbetta la metafora di Cassandra se noi,
figli senza nome, coraggiosi e spesso naufraghi nei fiumi di lacrime e abbattuti nelle
tempeste dei sentimenti, più duna formica sopportiamo la fatica e più delle cicale
cantiamo.
Ho bisogno di te per vivere disse. (Per svegliarmi al mattino con la stessa disperazione). Mi sono salvata dimenticandoti risposi. (Sì, per sentirti unestranea).
Non tentare di farmi sorridere. Non dirmi nulla sono già nella tela del ragno e tu strisci senza far rumore. |
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Giuda si chiama lattesa che impartisce la punteggiatura sulle righe ammutolite e le pieghe gloriose dei pugni stretti attorno alle dita.
Quella sera, nel dilemma delle nostre bocche esiliate dal suono, volevo un coccio di bottiglia: lavrei diviso in parti uguali sui miei polsi. Abbassò il viso: da vicino era così pallido. Sembrava una faccia cotta nella neve. Intorno alle labbra, come un fenicottero rosa, spiccava il suo sorriso Attirata dagli effimeri specchi, mimmersi con
rigore nella quotidianità
mi guardai allo specchio, senza un filo di trucco, così
rincoglionita! È il collo dellimbuto che riduce la nostra realtà prima di
trasformarla in linguaggio incomprensibile e chiunque laffronti prima o poi penetra
nelle sue fessure.
Può un animale ferito aspettare di guarire?
Una piaga pietosa a furia di saziarla può accettare il dolore ma, accoccolata sul suo ventre caldo, avrei voluto affondare il naso sul petto e racchiudermi fisicamente dentro di lui.
Aggràppati con le unghie non cedere! Afferralo. (Afferrami). Fermalo. (Fermami).
Afferrarlo, magari un poco per volta, per fermare questo vento che scuote i singhiozzi e questo respiro talmente freddo che congela il petto.
Basta, se no impazzisco. |
Aggràppati con le unghie non cedere!
Afferralo. (Afferrami).
Fermalo. (Fermami).
Afferrarlo, magari un poco per volta, per fermare questo vento che scuote i singhiozzi e questo respiro talmente freddo che congela il petto.
Basta, se no impazzisco.