Sfoglia sbadigli l’ape mattutina

e la tua bocca è già strada per il paradiso

Un faro presuntuoso si specchierà nel mare

Vestirò di festa la lingua nella bocca

e appenderò l’orgoglio

intanto che tu versi

l’inchiostro dal calamaio

Vera Ambra

4a.jpg (22130 byte)
 

 

Chiuso in questa distanza che, come fosse una crepa, sempre più aperta, si squarcia

sulla visione di lei: quasi fosse una precisa luce ad accendere tutto.

E tutto vorrei che ritornasse come prima, come la prima volta che l’incontrai.

 

 

 L’ambizione di tutti noi artisti è che si parli solo di noi.

Quella sera fu una sorpresa scorgerla in prima fila.

 

sip.jpg (26062 byte)È una nostra abitudine sbirciare dietro il sipario per osservare di nascosto il pubblico.

Quasi non credevo ai miei occhi. In certi ambienti era apprezzata per il suo lavoro. Il brusìo in sala man mano s’era affievolito e già fiutavo nell’aria un’elettricità che sapeva di narcisismo, di distacco.

Ero in particolar modo eccitato: lei come una corda tesa doveva guardarmi attraverso la luce dei riflettori.

Avrebbe percepito sulla sua pelle la mia esibizione. Il gioco cominciava a crearmi una sorta di sicurezza, una indescrivibile euforia.

Iniziai a danzare, a muovermi, a saltare, quasi con un’agilità resa incandescente.

Sentivo la superficie del mio corpo dilatarsi sempre più: ora nella corsa, ora nel moto lento e veloce delle gambe, ora nelle braccia compatte come un graffio nero sul fondale e mi liberavo come un’onda che palpita spettrale.

nuri3.jpg (23324 byte) 

Lo spazio intorno a me, perso nell’identità della luce, era un caldo ventre materno e la musica ossessiva m’ovattava, mi costringeva a danzare col piacere dannato e nel contempo vorticoso d’un fluttuare inebriante.

Nuotavo dentro il fuoco. Palpeggiavo il vuoto e con l’ondeggiare insinuante dei fianchi m’avvolgevo a spirale dentro l’aria.

Per lei soltanto quella sera parlò il mio corpo, lucido e affilato più d’una lama di rasoio, e io danzai come se non dovessi più vedere sorgere il sole al mattino. Per lei soltanto quella sera parlò, quasi schiavo e padrone, il sudore che avevo addosso.

Come libellula dal passo deciso, per lei soltanto quella sera parlò il ritmo scandito d’una fragile storia che già tramava.

("Per me soltanto quella sera il cuore si svegliò nel tuo petto").  

freccia.gif (731 byte)