Una parola basta a metterti in un vicolo cieco puoi solo nasconderti nella luce del sole nudo senza parlare oppure seppellirti nelloscurità del corpo sotto la pelle unaltra luce lunare senza bisogno di parole né vestiti Yang Lian
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Tirò fuori un foglio e una penna. Vuoi un autografo? domandai scherzando. Lei rispose di no. Le rivolsi un sorriso, quasi a scusare quellinaspettata intrusione nel suo mondo intimo. Dico spesso tra me che ammiro negli altri le qualità che vorrei possedere: una fertile immaginazione sempre mi ha contaminato il cervello. Non è che volessi farmi notare troppo né dirle che mi sentivo turbato come un uragano che, improvviso, si scatena. Che vergogna il confessarmi di provare
imbarazzo davanti a una persona che, forse, non mi sfiorava neanche nel più lontano dei
suoi pensieri. Con questo mio brutto muso avrei avuto mai il coraggio di dirle che
così
senza una precisa ragione
avevo voglia
di stare con lei? Una timidezza sconosciuta bloccava sulla mia bocca le parole. Sarebbe stato bello parlare di ciò che poteva succedere tra noi se qualcosa sarebbe accaduto. ("Come può un piccolo fiore sbocciato sulla neve parlare della sua infelicità?") Mero ammalato di febbre improvvisa. Avrei voluto dirle non le solite cose ma, parlare a lei come allamico intimo che dentro di me non aveva ancora un volto. Allamico che ancora era solo una creatura da me inventata. Avrei voluto parlarle non della distanza che ci separava chiederle se mai lavrei rivista. Lei mi guardava e rimaneva silenziosa. Hai fame? chiesi a un tratto. Sì rispose. Che ne diresti diniziare la nostra conversazione davanti a qualcosa da mettere in bocca? chiesi. Mi va rispose.
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