Vorrei essere sulle tue labbra

per spegnermi nella neve dei tuoi denti.

Vorrei essere nel tuo petto

per sciogliermi in sangue.

Che la tua carne fosse la mia carne.

Che la mia fronte fosse la tua fronte.

Federico Garcia Lorca

 

occhididonna.jpg (16444 byte)Manca meno d’un’ora e comincio già a stendere il trucco sul viso.

Coi gomiti sul tavolo reggo con tutte e due le mani la testa.

Mi guardo allo specchio.

Una sensazione mi circonda. Tento di capire cos’è la meravigliosa visione che ho davanti: una bocca, attraverso il movimento delle labbra, parla e le sue parole diventano attente. Si prendono cura di me.

Un gesto dolce. Un gesto… ha lo stesso sapore!  Un bacio sfugge dalle sue labbra. È lei che spreca la dolcezza sulla mia anima.

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("Un petalo bianco può imprigionare la margherita se non lasci che le sue braccia scivolino come velieri")

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Ripenso ai miei sensi di colpa, al suo volto: come sarebbe stato s’io avessi avuto quarant’anni oppure lei venti? Credo che con indifferenza ho affrontato la vita senza correre il rischio di farmi coinvolgere ...perché il mio calice adesso è vuoto?

Indugio con le mie spalle curve su questa pudica nudità.

Solo fluttuando nell’aria potrò svuotarmi d’ogni pensiero.

Mi sforzo.

Mi calmo.

 

("Il male può essere un bene sopportabile se il tempo trascorre veloce e non dà spazio ai pensieri").

Ciò che va bene per gli altri per me no. Sono uno che non vuole complicarsi la vita! La nostra era una storia senza tempo, senza un futuro.

Era un bisogno che semplice emergeva ogni volta che sentivo la sua voce, o tutte le volte che ricevevo le sue approvazioni. Tutte le volte che contavo sulla disponibilità del suo saper ascoltare quelle confidenze che non avrei fatto neanche all’amico più intimo. Naturalmente avrei preferito scenate a cielo aperto alle sue comprensioni forzate, avrei avuto adesso un motivo per odiarla.

Adesso sono al sicuro. (Da… da chi? Da che cosa?) Non saprei… che vada tutto in malora, non voglio più saper nulla: né di lei, né di me, di niente e di tutti.

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La mia prova di resistenza si sta trasformando in qualcosa di selvaggio e certe indecisioni provocano le mie insoddisfazioni e mi vedo sempre più contorto nell’incertezza.

No! In fondo questi atteggiamenti non sono che puerili ostinazioni. C’entra la nostra differenza d’età?

Esiste forse un metro per misurare ciò ch’è o non è giusto? Qualche anno in più può essere determinante… ?

(Venti si!)

Quali e quanti sono gli anni che creano la differenza quando nell’orizzonte del nulla volteggio come una foglia nella rabbia e m’appoggio su questo tangibile cruccio che ho nel cuore?

Desideravo nient’altro che averla più vicina di quanto non lo fosse, ma la realtà mi sfuggiva dalle mani e io stesso tentavo d’attaccarmi a qualcosa di più concreto. La barriera insuperabile dei suoi anni appariva nella mia immaginazione come un mostro che tentava d’avvinghiarmi. Non riuscivo ad avere più l’idea delle cose. M’ero perfino dimenticato d’esistere. Volevo parlare, spiegarle quello che sentivo ma…

...Pensieri. Pensieri e ancora pensieri che nell’alfabeto della memoria scorrono inutili come rivoli che si disperdono prima d’arrivare al fiume. I miei pensieri hanno valore per ciò che pensano, per come pensano. Sono parole a specchio. Fedeli servitori. Sono riflettori che illuminano le tracce della vuota realtà.

 

Eppure non riesco a spiegarmi come mai all’improvviso mi dileguai nel nulla. Mi svegliai una notte con la volontà d’alzarmi: andare via. Volevo tagliarmi le vene e dissanguarmi.

Non mi mossi per paura di svegliarla. La lingua mi si incollava sul palato. Invece volevo svegliarla. Parlare con lei. Parlare di quel tradimento che mi stava consumando il cuore.

Lei era dolce. (Io volevo fuggire).

In lei mi sentivo racchiuso come il mare nella conchiglia.

(Tutti dovrebbero fuggire).

La desideravo senza chiedermi il perché.

(Perché sono scappato?)

Sull’altro piatto della bilancia pesava qualcosa di prezioso: la libertà, non dipendere dalla volontà degli altri. Solo con un soffio chiusi la porta. Via. Via. (Tutti scappano). "Nontidimenticardime" avrei detto ma, così come quando l’affanno divora, me ne andai illudendo una dolce sinfonia che a tutti i costi voleva solcare le righe del mio pentagramma.

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("Opportunismo è l’incerto desiderio: taumaturgica è la forma d’un larvato compiacimento").

Inventare mille inganni. Riportarsi "alla ragione" o lasciarsi soggiogare dai pensieri? Prima o poi sarebbe finita. Non avevo nulla da offrire, solo prendere a piene mani quella tenerezza mai avuta, ma questo non bastava a colmare i miei bisogni. Tutto era stato così grande. Grande da far ancora paura. Paura smisurata che innalza fuochi, che spaventa e nello stesso tempo uccide. La paura ferisce e con la forza di costruire distrugge: quanto si può soffrire senza provocare l’amarezza della disfatta?

Mi ritrovai seduto in uno scompartimento e dimenticai anche il senso d’immobilità di quei bagagli poggiati al di sopra della mia testa, mentre lo scorrere a filare dei rami marciti tra le ombre di verde e gli anfratti di roccia, si snodava veloce col tragitto. Il treno correva. Era un viaggio? Non andavo in avanti, tornavo indietro. La nostra casa sarebbe rimasta la stessa?

Cosa avrebbe fatto lei senza me?

Lei da sola dentro la casa vuota e silenziosa? Lei davanti allo specchio. Lei ad asciugarsi i capelli. Lei a scrutarsi il viso, ...lei a cercarmi!

Forse mi ferivano le sue parole? Cadevano dal nulla, dal vago e mi portavano via. Parole pesanti, determinanti.

Spaventavano le sue parole come il suo silenzio quando scendeva tra noi e non mi rivolgeva la parola. Il suo silenzio mi faceva paura. M’assaliva come l’incapacità d’accettare la vita.

 

("...Quello che ti manca è il coraggio di vivere… prova a farlo senza chiederti nulla...").

Con lo sgomento di chi sa fissare gli occhi della propria consapevolezza non mi rendevo conto che in lei non c’era voglia di possesso: ne era stata messa al riparo dalle vicende della vita.

Penso che presto mi chiederò: Chi sei?

 

("Sono quella che è diventata forte dimenticandoti").

Dimenticato (!) dici?

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("Dimenticato… ho semplicemente dimenticato")

Credi… credi forse. Hai buttato la tua vita?

 

("No. Butterei piuttosto te per sopravvivere").

Il mio cuore è infranto!

 

("Questa è una novità?… Senza me sei un naufrago capace d’affogare anche in un mare calmo").

Hai ragione.

Ne ho già avuto abbastanza di guai per colpa tua. Forse è meglio rinunciare.

("Non hai capito che appena te ne sei andato la tua vita è tornata a essere quella di prima… vuota").

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