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Grande angelo
che porti sul tuo volto fiero limpronta nera dellInferno dal quale sei sbucato; feroce e dolce domatore mi hai messo in gabbia per lo spettacolo della tua crudeltà. (Charles Baudelaire) |
| Sognare: come innocente sognavo da bambina. Quandero bambina giocavo con le bambole di pezza e mi proibivano tutto. Ero innocente. Prospettiva eccitante è linnocenza.
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Non svegliate chi dorme. I sogni hanno bisogno di nutrirsi come lupi affamati, ma quel mondo di fiaba se non lo avessi svegliato avrebbe continuato a dormire ancora.
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| La sua innocenza era stata lunica arma da cui non fui pronta a difendermi. Linnocenza contro i miei dolori: un urlo per questa diseredata.
Nella dimensione confusa dun groppo alla gola, a monosillabi sera ridotto ormai il nostro dialogo
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| Sei bellissima. Disse stringendomi forte. Una ciocca di capelli solleticò il viso. Sabbassò dinanzi. Le mani giù, sotto la sottana e, con un rapido gesto, mise giù le mutandine. Che ti prende? Smetti ti prego. Non parlare. Non dire nulla
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E noi a scrutare il segno dunora. Ora nudi nel pulsare del sangue.
Ora calmi e improvvisamente vicini, ansimanti. Ora luno nellaltra. Ora ipocriti come farisei. Ora astuti come pirati. Ora luno dentro laltra e pericolosa, strisciante, la piccola belva piacevole molto, la piccola belva conquistò la tana! Non più respiri ma aerei riflessi nelle tremolanti carcasse. Estasianti cattedrali sofferenti nella gioia. Spavaldi e fieri. Illusi e disillusi. Decisi e cinici. |
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Qual è la lingua che parla al pensiero?
Di sicuro è sempre la bufera che arricchisce la tempesta e linsurrezione della mia noia cessò con la sua presenza.
Lordine che immobilizzava le pareti fu dimenticato.
Scarpette, mezze punte, calzamaglie e mozziconi di sigarette galleggiavano tra i bicchieri e i piatti, ammucchiati in cucina, aumentavano a vista docchio. |
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| La sua bocca era una ferita dipinta sul volto e ogni suo abbraccio una sentenza,
una condanna. La felicità, si sa, è sempre stata nemica della vita, ma lui, un sole a spicchi, splendeva sfolgorante. Distruggeva: preferivo raccogliere i cocci. Guizzava, e pieno di vita esercitava un diabolico richiamo dei miei sensi. In fondo avevo permesso che tutta la sua gioventù seducesse me, vecchia volpe, ma più frenetica dun filo di erba viva, più verde dun azzurro, più gialla duna rosa, minnamorai dun fascio di luce. Madattavo a lui come una figura allo specchio per ritrovarmi nella terra di latte e miele: latte per saziare il mio cucciolo e miele per farne ambrosia. Con la mia infantile geometria tributavo gli onori al caotico, bugiardo e ladro Mercurio, nelle nostre sere trascorse a chiacchierare tranquilli, senza affrontare nessun argomento, mentre le ore filtravano tra lallucinazione creativa duna passione che a peso morto lasciava che ogni sfumatura si ravvivasse nel cielo intriso di luna. |
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