era.jpg (39880 byte) Grande angelo che porti sul tuo volto fiero

l’impronta nera dell’Inferno dal quale sei sbucato;

feroce e dolce domatore mi hai messo in gabbia

per lo spettacolo della tua crudeltà.

(Charles Baudelaire)

 

Sognare: come innocente sognavo da bambina. Quand’ero bambina giocavo con le bambole di pezza e mi proibivano tutto.

Ero innocente. Prospettiva eccitante è l’innocenza.

   

Non svegliate chi dorme.

I sogni hanno bisogno di nutrirsi come lupi affamati, ma quel mondo di fiaba se non lo avessi svegliato avrebbe continuato a dormire ancora.

sogno.jpg (32515 byte)

 

La sua innocenza era stata l’unica arma da cui non fui pronta a difendermi.

L’innocenza contro i miei dolori: un urlo per questa diseredata.

 

occhi2.jpg (24604 byte)

Nella dimensione confusa d’un groppo alla gola, a monosillabi s’era ridotto ormai il nostro dialogo

 

 — Sei bellissima. — Disse stringendomi forte.

Una ciocca di capelli solleticò il viso.

S’abbassò dinanzi. Le mani giù, sotto la sottana e, con un rapido gesto, mise giù le mutandine.

— Che ti prende? Smetti ti prego.

— Non parlare. Non dire nulla…

mut.jpg (42103 byte)

 

eros.jpg (32459 byte)Com’era dolce per l’aquila, già vittima della sua preda, trovarsi con i piedi sollevati da terra e allungare le mani intorno al collo. Spogliarsi in fretta. Corpo contro corpo: corpo dentro il corpo e cento timidi occhi pronti a regalare torture.

E noi a scrutare il segno d’un’ora.

Ora nudi nel pulsare del sangue.

 

Ora calmi e improvvisamente vicini, ansimanti.

Ora l’uno nell’altra.

Ora ipocriti come farisei.

Ora astuti come pirati.

Ora l’uno dentro l’altra… e pericolosa, strisciante, la piccola belva… piacevole molto, la piccola belva conquistò la tana!

Non più respiri ma aerei riflessi nelle tremolanti carcasse.

Estasianti cattedrali sofferenti nella gioia. Spavaldi e fieri. Illusi e disillusi.

Decisi e cinici.

ericn.jpg (29870 byte)Qual è la follia che parla al cuore?

Qual è la lingua che parla al pensiero?

 

 

Di sicuro è sempre la bufera che arricchisce la tempesta e l’insurrezione della mia noia cessò con la sua presenza.

 

L’ordine che immobilizzava le pareti fu dimenticato.

 

Scarpette, mezze punte, calzamaglie e mozziconi di sigarette galleggiavano tra i bicchieri e i piatti, ammucchiati in cucina, aumentavano a vista d’occhio.

 La sua bocca era una ferita dipinta sul volto e ogni suo abbraccio una sentenza, una condanna.

La felicità, si sa, è sempre stata nemica della vita, ma lui, un sole a spicchi, splendeva sfolgorante.

Distruggeva: preferivo raccogliere i cocci.

Guizzava, e pieno di vita esercitava un diabolico richiamo dei miei sensi.

In fondo avevo permesso che tutta la sua gioventù seducesse me, vecchia volpe, ma più frenetica d’un filo di erba viva, più verde d’un azzurro, più gialla d’una rosa, m’innamorai d’un fascio di luce.

M’adattavo a lui come una figura allo specchio per ritrovarmi nella terra di latte e miele: latte per saziare il mio cucciolo e miele per farne ambrosia. Con la mia infantile geometria tributavo gli onori al caotico, bugiardo e ladro Mercurio, nelle nostre sere trascorse a chiacchierare tranquilli, senza affrontare nessun argomento, mentre le ore filtravano tra l’allucinazione creativa d’una passione che a peso morto lasciava che ogni sfumatura si ravvivasse nel cielo intriso di luna.

freccia.gif (731 byte)